Strade Blu

Questa copia ingiallita dal tempo, sopravvissuta ai miei molteplici traslochi, è la prima edizione di uno splendido libro uscito 30 anni fa. “Strade blu – Un viaggio dentro l’America”.

Romanzo autobiografico di William Least Heat-Moon, pseudonimo di William Trogdon, che per omaggiare le sue origini in parte Sioux, ha scelto questo nome.

Il libro narra il viaggio intrapreso nel 1978 dall’autore, a bordo di un furgone battezzato “Ghost Dancing”, con pochi soldi in tasca, brutte esperienze alle calcagna e solo due libri a fargli compagnia: “Alce nero parla” di J. Neihardt e “Foglie d’erba” di W. Whitman. Anche se in effetti i libri sono tre, dato che un’importanza basilare (il gps all’epoca non era in uso) ce l’ha la guida stradale Rand McNally.

Le strade blu, nelle vecchie guide stradali, erano le strade provinciali, quelle da percorrere più lentamente, che regalano scorci di panorama e incontri che le grandi autostrade non rendono possibili. Proprio in queste strade lo scrittore si avventura in un lungo e affascinante viaggio circolare. Dal cuore del paese, la sua città Columbia in Missouri, alla costa Est, per attraversare tutto il continente dal lato Sud, vicino al confine con il Messico, fino alla California sulla costa opposta. Risalendo a Nord per fare tutta la parte successiva (Ovest – Est) lungo il confine con il Canada, fino al ritorno a casa.

Un viaggio costellato da incontri con personaggi molto particolari e dalla grande umanità.

Questo è un libro che ho amato molto, ed ho letto circa 4 anni prima del mio primo lungo viaggio in America, ed è inutile dire che è stato di grande ispirazione. Non solo per i miei viaggi, ma anche del libro che ho scritto, che pur trattando temi e luoghi diversi ne è sicuramente debitore.

Ho avuto la fortuna di fare quel primo viaggio nel 1992, quando l’era internet ed i telefonini non erano ancora al centro dell’universo. Per avere un’idea, in un viaggio di un mese avevamo prenotato (oltre al volo) solo l’auto e la prima notte in hotel. Tutto il resto all’avventura, anche noi con il nostro Rand McNally come guida stradale, la macchina fotografica sempre pronta e la meraviglia che ci scorreva davanti agli occhi dai vetri della Pontiac.

Le macchine sono un’altra caratteristica di quel viaggio, l’invasione delle macchine giapponesi ed europee non era ancora così forte e le strade erano ancora piene delle tipiche auto americane, quelle che per anni avevo visto solo nei film, e contribuivano a rendere lo scenario ancora più bello.

Con la globalizzazione tutti i luoghi hanno iniziato a somigliarsi sempre più; stesse catene di negozi, stessi abiti, auto. Tutti con lo smartphone in mano da mattina a sera.

Se avete voglia di viaggiare con la mente, tornare all’epoca dove anche le giornate sembravano più lunghe, e le storie si raccontavano faccia a faccia (invece che su Instagram), questa è sicuramente la lettura giusta.

Buon viaggio.

strade blu

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